di e con Felice Panico
Steve Prefontaine (Coos Bay 25/01/1951 – Eugene 30/05/1975), noto per la sua aggressività in gara e il suo spirito combattivo, ha incarnato l’idea di non accontentarsi mai. La sua carriera di corridore mezzofondista negli anni ’70 è stata segnata da una serie di record continentali e dalla sua filosofia di vita: “Per dare il meglio di sé, non bisogna avere paura di fallire.”
Prefontaine ha sfidato il sistema e i limiti imposti, fisicamente e anche nel contesto delle ingiustizie percepite nel mondo dello sport. Ha lottato per migliorare le condizioni degli atleti, cercando di rendere più equi i contratti di sponsorizzazione e i premi, un segno della sua coscienza sociale e della sua preoccupazione per i suoi colleghi. Non era solo interessato a battere record, ma a sfidare ogni struttura di potere. Ha rivoluzionato il mondo dell’atletica incarnando un modello di resistenza e determinazione. Tra gli sportivi statunitensi è stato uno fra i più tenaci attivisti contro la guerra nel Vietnam.
Nello spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Felice Panico, lo troviamo sospeso in un limbo in cui non si è reso ancora conto del tutto della sua fine. È convinto di essere vivo, ma forse non lo è. Crede di trovarsi ancora nel suo amato Oregon, ma potrebbe essere ovunque. Non ha sentito né schianti, né urla, né dolore: si sente bene. Allora comincia a parlare direttamente con il suo io e il suo Dio, cercando di convincerlo a riportarlo sulla Terra, a regalargli più tempo rispetto ai soli ventiquattro anni che gli sono stati concessi.
Ed ecco che questo dialogo con l’entità suprema diventa il filo conduttore per raccontare la sua infanzia e la sua adolescenza, l’ amore per l’atletica che sboccia prima timido e poi sempre più deciso, le imprese sportive, l’essere diventato (suo malgrado) una celebrità, l’affetto per la sua famiglia, per i suoi amici, per la sua compagna, la rabbia per avere perso la medaglia alle Olimpiadi di Monaco e per una morte che lo ha colto così giovane e che lui proprio non riesce ad accettare.
Riuscirà a farsi rispedire nel mondo dei vivi? Il finale rimane sospeso e il grande corridore, per cui secondi e distanze sono tutto, dovrà apprendere che esiste un luogo in cui tempo e spazio non esistono.
