LA TISANA DELLA BUONANOTTE

di Manlio Santanelli
interpretato e diretto da Antonella Prisco e Peppe Romano

*spettacolo di prosa*

E se ci fosse una via d’uscita, una soluzione ai nostri fallimenti, alle delusioni, alle ferite che portiamo dentro, nascoste al sicuro? Per i giapponesi la soluzione è nel Kintsugi, quell’antica pratica capace di “curare”, riparare, mettere insieme i pezzi di un coccio ormai rotto: a tenerli insieme un filo d’oro! Nelle crepe, le ferite, le fratture della vita; nell’oro, la resilienza, quella capacità di sopravvivere e riparare ciò che la vita ha rotto…. di rimettersi in gioco. 

È proprio questo ciò che provano a fare Emilio ed Emilia, e lo fanno attraverso un rito: la tisana della buonanotte, una “cerimonia” ripetuta sempre uguale a se stessa, in un ciclo continuo che non osa mai valicare confini sicuri, in un luogo protetto, il luogo dove la storia di queste due vite può continuare a esistere, ma fino a quando?

Ne La tisana della Buonanotte, testo inedito di Manlio Santanelli, ritroviamo l’indagine affilata del paradosso, la registrazione maniacale di modalità paradossali dell’agire comune, in forme inconsapevoli e inconsce. Nelle sue mani, provviste di un altissimo artigianato dei meccanismi teatrali, la drammaturgia diventa slittamento di senso, spiazzamento o ribaltamento ironico- surreale rivelatore spietato delle debolezze e delle atrocità ammantate di normalità. 

La messa in scena proporrà agli spettatori la visione della trappola dei conflitti e delle dinamiche delle relazioni sociali attraverso il gioco della ritualità che per i protagonisti potrà rappresentare o la salvezza o la ridondanza.

Presentare un testo inedito di Manlio Santanelli è, prima di tutto, una responsabilità ma anche un grande privilegio. La tisana della Buonanotte è un’opera che conferma la straordinaria capacità dell’autore di osservare la realtà con uno sguardo lucido, ironico e profondamente umano. Ci accompagna dentro situazioni che, almeno all’apparenza, sembrano normali, quotidiane, persino rassicuranti. Ma è proprio lì che interviene il suo teatro: scava nelle abitudini, nei piccoli gesti, nei rituali che ripetiamo ogni giorno e ne mette in luce i paradossi, le contraddizioni, le fragilità.

Il sorriso che nasce durante lo spettacolo non è mai fine a sé stesso. È un sorriso che ci sorprende, che ci spiazza e, subito dopo, ci invita a riflettere. Perché dietro l’assurdo, dietro il surreale, riconosciamo qualcosa di profondamente vero: noi stessi, i nostri rapporti, le nostre paure, i compromessi che accettiamo quasi senza rendercene conto.

Il grande merito di questo testo sia proprio quello di non offrire risposte semplici. Santanelli non giudica i suoi personaggi: li osserva, li mette davanti alle loro contraddizioni e lascia che sia il pubblico a interrogarsi, a riconoscersi, magari anche a mettersi in discussione.