di e con Simona Capozzi
accompagnata al piano dalla Mª Gabriella De Carlo
*spettacolo di musica e prosa*
L’oro nelle crepe è un viaggio profondo ispirato all’arte giapponese del Kintsugi, che insegna a valorizzare le cicatrici piuttosto che a nasconderle. Un vaso rotto, riparato con fili d’oro, non è più un oggetto fragile ma un’opera d’arte unica, più preziosa e più resistente di prima. Così, anche le ferite che ci segnano diventano elementi di forza, di bellezza e di autenticità.
Nel progetto, tutto al femminile, “le crepe” rappresentano dunque i momenti di dolore, di violenza, di frammentazione interiore. Sono le ferite invisibili che ci portiamo addosso, che ci fanno sentire spezzate, vulnerabili, incapaci di ricostruire ma che rappresentano anche il punto di partenza di una trasformazione: perché, come nel Kintsugi, le crepe sono riempite dall’oro, simbolo di consapevolezza, di resilienza e di rinascita.
I brani scelti sono le tappe di questo viaggio emotivo e spirituale. Alcuni rappresentano il peso, il dolore e la lotta: La borsa di una donna, Quello che le donne non dicono, Gli uomini non cambiano, Donna. Sono le ferite aperte, le sfide che ci hanno sopraffatto. Altri invece incarnano la forza dell’oro: la capacità di rinascere, di trovare il coraggio di perdonare se stesse e gli altri, di riscoprire la propria luce nonostante le cicatrici. Sally, Nessuna conseguenza, Mariposa, La vita splendida sono i momenti di riscatto, di consapevolezza e di amore per sé.
Lo spettacolo non racconta una caduta definitiva, ma una metamorfosi profonda partendo dal fango di chi prova a cancellarci, da quei momenti di oscurità in cui ci sentiamo smarrite e invisibili. Canzone dopo canzone, versiamo l’oro della consapevolezza su ogni ferita, su ogni frammento di noi. E il risultato non è un vaso rotto, bensì una donna che ha imparato a stare al mondo, a riconoscere e ad abbracciare le sue cicatrici come segni di forza e di bellezza autentica.
In questa trasformazione, anche il dolore più oscuro diventa parte di una vita splendida. Perché, come il Kintsugi ci insegna, le crepe non sono la fine, ma la possibilità di brillare di una luce nuova, più profonda e vera.
Questo spettacolo celebra non solo la resilienza, ma anche la meraviglia di una rinascita che risplende proprio grazie alle cicatrici che ci rendono uniche.
